Il negligente, Porto, 1762 (Il trascurato)

 ATTO PRIMO
 
 SCENA PRIMA
 
 Camera in casa di Filiberto.
 
 FILIBERTO a sedere e LISAURA
 
 FILIBERTO
 Possibile che un giorno
 non posso star senza pensare a niente?
 Con questo tutto il dì rompermi il capo,
 figlia troppo crudele,
5mi farete morir. Voi lo sapete,
 io bramo la mia pace,
 faticare, pensar, m’annoia e spiace.
 LISAURA
 Ah caro padre, come mai potete
 goder la vostra pace
10con una lite intorno
 che, se noi la perdiamo,
 miserabili affatto oggi restiamo?
 FILIBERTO
 E ci ho da pensar io?
 Vi pensa il mio causidico.
15Egli sa il suo mestiere;
 io lo pago e non voglio altro pensiere.
 LISAURA
 Quant’è che a ritrovarlo non andate?
 FILIBERTO
 Stamattina v’andai.
 LISAURA
                                       Lodato il cielo;
 gli parlaste? Che ha detto?
 FILIBERTO
20Era uscito di casa.
 LISAURA
 Non la finite mai d’uscir dal letto;
 mai ben le cose vostre andar non ponno.
 FILIBERTO
 Oh che dolce dormir, quando s’ha sonno.
 LISAURA
 Ho a dirvi un’altra cosa.
 FILIBERTO
25Oimè! Non m’annoiate.
 LISAURA
 Voi vi tenete in casa
 quell’impicio d’Aurelia
 e non si sa perché.
 FILIBERTO
                                     Morto è suo padre;
 me l’ha raccomandata.
 LISAURA
30Mi rassembra però troppo sfacciata.
 Eh mandatela via.
 FILIBERTO
                                    Ci penseremo.
 LISAURA
 Un’altra cosa sola,
 se mi date licenza,
 vi dico e me ne vado.
 FILIBERTO
                                         Oh che pazienza!
 LISAURA
35Io cresco nell’età. Son figlia sola.
 Voi siete un po’ avvanzato
 ed ancor non pensate a darmi stato.
 FILIBERTO
 Oh ci è tempo, ci è tempo.
 Ci penseremo.
 LISAURA
                              (A far lo stato mio,
40se non ci pensa lui, ci penso io).
 
 SCENA II
 
 FILIBERTO, poi PORPORINA
 
 FILIBERTO
 Non basta il grande impaccio
 d’aver in casa figlie ed allevarle,
 pensar anche bisogna a maritarle?
 PORPORINA
 Serva, signor padrone.
 FILIBERTO
                                            Oh Porporina,
45come stiamo in cucina?
 PORPORINA
                                              Ho un’ambasciata
 di premura da farvi.
 FILIBERTO
                                        Io non ho voglia
 di sentir ambasciate;
 me la farai stassera.
 PORPORINA
                                       Oh non ci è tempo
 da perdere, signor. Sentite...
 FILIBERTO
                                                      Oibò.
50Che noia!
 PORPORINA
                     Ha qui mandato
 il causidico vostro...
 FILIBERTO
                                       Oh nome odioso!
 PORPORINA
 A dir che tostamente,
 anzi subitamente,
 vi portiate a palazzo...
 FILIBERTO
55Io? Eh non son sì pazzo;
 non mi vuo’ incomodar.
 PORPORINA
                                              Vi fa sapere
 esser la vostra causa in spedizione.
 FILIBERTO
 Oh che bella ragione!
 Si spedisca. La nova aspetterò.
 PORPORINA
60Vi vorrà del denar.
 FILIBERTO
                                     Ne manderò.
 Senti, ho un po’ d’appettito,
 fammi una pitancina,
 cara mia Porporina.
 PORPORINA
 Ma speciatevi prima il palazzista
65o vestitevi e andate
 o almen qualche risposta a lui mandate.
 FILIBERTO
 Ehi Pasquino.
 
 SCENA III
 
 PASQUINO e detti
 
 PASQUINO
                             Signor. (Di dentro)
 FILIBERTO
                                             Vien qui.
 PASQUINO
                                                                 Non posso.
 FILIBERTO
 Perché?
 PASQUINO
                  Fo colazione.
 FILIBERTO
 Poverino, ha regione.
70Finisci; e poi verrai.
 PORPORINA
 (Un più sciocco padron non vidi mai).
 FILIBERTO
 Bisogna compatir la servitù.
 Tutto il dì s’affatica
 e vuol la carità
75che un’ora gli si dia di libertà.
 PASQUINO
 Eccomi. Ho fatto presto?
 FILIBERTO
 Cancaro! Tu sei lesto.
 Sentimi, andar dovrai...
 Dove ha detto? (A Porporina)
 PORPORINA
                                A palazzo.
 FILIBERTO
80Anderai a palazzo,
 cercherai conto di messer Imbroglia.
 Portagli questa borsa.
 Digli che si ricordi
 di sostenere in punto di ragione
85ch’io son chiamato alla sostituzione.
 Digli che il testamento parla chiaro,
 che il testamento io l’ho
 e che, quando bisogni, il cercherò.
 Digli...
 PASQUINO
                Basta. Ih ih, che diavol fate?
90Tante cose in un fiato?
 Voi m’avete imbrogliato.
 FILIBERTO
 Te lo tornerò a dire. Oh che fatica!
 Anderai a palazzo.
 PASQUINO
                                    Ben.
 FILIBERTO
                                               Vedrai
 messer Imbroglio.
 PASQUINO
                                     Sì.
 FILIBERTO
                                             E gli darai
95questa borsa.
 PASQUINO
                            Fin qua me ne ricordo.
 E poi?
 FILIBERTO
                E poi che il testamento io l’ho,
 che non l’ho ancor trovato
 ma ch’io sono il chiamato
 alla sostituzione
100e che sostenga ben la mia ragione.
 PASQUINO
 Caro signor padron, fatemi grazia,
 quella costituzion cosa vuol dire?
 FILIBERTO
 Sustituzione ho detto.
 PASQUINO
 Ma se poi tutto tutto
105quel non dicessi che diceste voi?
 FILIBERTO
 Oh son stanco! Di’ tu che diavol vuoi.
 
    Già te l’ho detto
 cos’hai da fare,
 non mi stancare,
110non m’annoiar.
 
    Via Porporina,
 vanne in cucina,
 la pitancina
 vammi tu a far.
 
115   L’ho detto chiarro, (A Pasquino)
 tu m’hai capito;
 o che appetito! (A Porporina)
 Cara non farmi
 tanto aspettar.
 
 SCENA IV
 
 PASQUINO e PORPORINA
 
 PASQUINO
120Che mi venga la rabbia,
 se mi ricordo più cosa m’ha detto.
 Basta, a palazzo andrò;
 qualche cosa dirò. (Vuol partire)
 PORPORINA
                                     Ehi, ehi, Pasquino.
 PASQUINO
 Porporina, che vuoi?
 PORPORINA
                                         Così tu parti,
125senza darmi un addio?
 Più bene non mi vuoi, Pasquino mio?
 PASQUINO
 Se ti vuo’ bene! E come!
 Ma per non mi scordar la mia lezione
 io me n’andavo a dire a ser Imbroglio
130del testamento e la costituzione.
 PORPORINA
 Vorrei ti ricordassi
 della tua Porporina.
 PASQUINO
 La sera e la mattina,
 quando mi levo e quando vado a letto,
135penso sempre, mia cara, a quel visetto.
 PORPORINA
 Eh tu burli; lo so.
 PASQUINO
                                   No ch’io non burlo.
 Te lo dico di core.
 PORPORINA
                                   Eh furbacchiotto,
 mi vorresti burlar.
 PASQUINO
                                     Per te son cotto.
 PORPORINA
 Via, via, vanne Pasquino;
140la cosa preme assai.
 Vanne e ritornerai poscia da me.
 PASQUINO
 Se premesse al padron, v’andria da sé.
 PORPORINA
 Sai la sua negligenza.
 PASQUINO
 Vado... Ma dove? Oh bella!
145Non mi ricordo più dov’abbia a andare.
 PORPORINA
 A palazzo.
 PASQUINO
                      La borsa l’ho da dare...
 A chi?
 PORPORINA
               A messer Imbroglio.
 PASQUINO
 Messer Imbroglio amato,
 stavolta più di voi sono imbrogliato.
 
150   Donne siete nate
 sol per farci delirar,
 amorose vi mostrate
 e sapete lusingar;
 
    ma poi, quando a tu per tu
155siete lì per dir di sì,
 si ricerca in tuta freta
 l’acetata servitù;
 e poi gloria decantate
 e l’amar e ’l disamar.
 
 SCENA V
 
 PORPORINA, poi DORINDO
 
 PORPORINA
160Io mi vuo’ maritar. Pasquino, è vero,
 è un poco semplicioto; ma talvolta
 un mezzo scimunito
 suol esser per la donna un buon marito.
 DORINDO
 Quella giovine bella.
 PORPORINA
                                        Oh mio padrone,
165chi dimanda?
 DORINDO
                             Sonno in casa venuto,
 l’ardir mio condonate.
 PORPORINA
 Ditemi, che volete e chi cercate?
 DORINDO
 Prendete.
 PORPORINA
 Grazie, grazie. Voi siete (Prende la borsa)
170veramente garbato.
 DORINDO
 D’un core innamorato
 movetevi a pietà.
 PORPORINA
 Sentite; andate là,
 Lisaura è in quella stanza;
175il padre è negligente
 e alla figlia non pensa niente, niente.
 DORINDO
 Dunque vado.
 PORPORINA
                             Sì andate.
 Sì onesto siete voi, gentil così,
 che son pronta per voi la notte e il dì.
 
180   Non posso soffrire
 vedervi languire;
 ho un cor troppo tenero,
 vi voglio aiutar.
 
    (Perché non è avaro,
185non prezza il danaro,
 lo vuo’ consolar).
 Ho un cor tropo tenero,
 vi voglio aiutar.
 
 SCENA VI
 
 AURELIA e CORNELIO
 
 AURELIA
 Sì sì, Cornelio mio,
190amami di buon cuor, che t’amo anch’io.
 CORNELIO
 Circa all’amor, mia cara,
 non v’è niente che dir. Siamo felici,
 tu mi voi bene a me;
 io voglio bene a te. Ma il punto sta
195che tu dote non hai,
 che io poderi non ho, non ho mistiere;
 e non vorrei che avesse
 il nostro dolce amor presto a finire
 e ci avessimo poi, cara, a pentire.
 AURELIA
200Per questo è ch’io procuro
 allettar co’ miei vezzi
 il signor Filiberto,
 il quale, incatenato
 da quell’arti che a lui poco son note,
205mi vorrà bene e mi farà la dote.
 CORNELIO
 Io per un’altra strada
 tento la nostra sorte.
 Ti è nota quella lite
 che contro Filiberto
210mossa ha il conte?
 AURELIA
                                    Lo so.
 CORNELIO
                                                 Sappi che siamo
 interessati nella lite in terzo.
 Io per il primo, il conte e ser Imbroglio.
 AURELIA
 Come! Anco ser Imbroglio?
 Di Filiberto istesso
215il causidico ancora?
 CORNELIO
                                       Sì, ti pare
 cosa strana? È così. Siam tre d’accordo
 per mandarlo in rovina.
 Il conte fa la principal figura;
 Imbroglio al precipizio apre la strada;
220io vo tenendo Filiberto a bada.
 AURELIA
 Dunque si può sperar che vada bene.
 CORNELIO
 Si può sperar ma dubitar conviene.
 AURELIA
 Voi tre tesa gl’avete
 una terribil rete.
225Io un altro laccio ho teso.
 Dalla rete o dal laccio ei sarà preso.
 CORNELIO
 E noi contenti allora,
 senza che della fame
 v’entri il brutto demonio,
230faremo lietamente il matrimonio.
 
    Alme incaute che torbide ancora
 non provaste l’umane vicende,
 ben io veggio vi spiace, vi offende
 il consiglio d’un labro fedel;
 
235   confondete con l’utile il danno,
 chi vi regge credete tiranno,
 chi vi giova chiamate crudel.
 
 SCENA VII
 
 AURELIA, poi FILIBERTO
 
 AURELIA
 O bene o mal che fia,
 spesso ben molte donne
240di cuore inavvertito
 senza filosofar piglian marito.
 Ma ecco che sen viene
 il signor Filiberto.
 FILIBERTO
                                    Bene, bene, (Verso la scena)
 si farà, si farà, non mi stancate.
245Oh Aurelina, che fate?
 AURELIA
 Benissimo starei,
 se fossi in grazia sua.
 FILIBERTO
 La mia grazia lo sai che tutta è tua.
 AURELIA
 S’accomodi un pochino.
250Guardate, poverino,
 egl’è tuto sudato; (Lo asciuga col fazzoletto)
 si sarà affaticato.
 FILIBERTO
                                  Se lo dico.
 Mi voglion far creppare.
 M’hanno fatto cercare
255una scritura antica.
 L’ho cercata mezz’ora. Oh che fatica.
 AURELIA
 Eh, signor Filiberto,
 io so che vi vorrebbe
 per sollevarvi da cotanti affanni.
 FILIBERTO
260Sì, mia cara Aurelina,
 dite, che vi vorrebe?
 AURELIA
                                        Una sposina.
 FILIBERTO
 Una sponsina? Sì; ma il matrimonio
 porta seco dei pesi,
 il marito dev’esser diligente
265ed io sono avvezzato a non far niente.
 AURELIA
 Vi vorrebbe una moglie
 che sollevar sapesse
 dagl’affari il marito.
 Un’economa esperta
270che sapesse di conti e di scritura.
 Una che con bravura
 da sé sapesse spendere,
 comprar, cambiare e vendere,
 che con i palazzisti
275sapesse favellare a tu per tu
 e sapesse frenar la servitù.
 FILIBERTO
 Oh il ciel volesse che una donna tale
 ritrovar io potessi,
 non so dire per lei cosa facessi.
 AURELIA
280Per vendere e comprar son nata a posta.
 FILIBERTO
 Oh brava.
 AURELIA
                      So di conti e di scritura
 e nell’economia son ben sicura.
 FILIBERTO
 Come sei tu informata
 di palazzo e di lite?
 AURELIA
285Oh cosa mai dite?
 So tutte le malizie
 ch’usano i palazzisti
 per far le cose dritte apparir torte
 e so andar, quando occorre, per le corte.
 FILIBERTO
290Tu sei una gran donna!
 (Davver, che quasi quasi
 io me la pigliarei).
 AURELIA
                                     Quanto è bagiano!
 Spero che il laccio non sia teso invano.
 FILIBERTO
 Dimmi, Aurelia, inclinata
295sei tu pel matrimonio?
 AURELIA
                                             Oh signor no.
 FILIBERTO
 E s’io ti proponessi un buon partito?
 AURELIA
 Quando fosse il marito...
 Come sarebbe a dir...
 FILIBERTO
                                          Via, parla schietto.
 AURELIA
 Mi vergogno davvero.
 FILIBERTO
300Qui nessuno ci sente.
 AURELIA
 Quando fosse il marito come voi...
 FILIBERTO
 Tuo marito sarò, se tu mi vuoi.
 AURELIA
 Ma io povera sono e non ho dote.
 FILIBERTO
 Io, io te la farò.
 AURELIA
305E poi... signore... io so
 che graziosa non sono e non son bela.
 FILIBERTO
 Cara, tu agli occhi miei sembri una stella.
 
    Fosca nube che in alto s’aggira
 copre il sole, minacia tempesta,
310pastorella che il nembo rimira
 e sospira e tremando ne va,
 perché teme che quella tuonando
 sparga i campi di stragi e terror;
 
    ma se cade poi sciolta in rugiada
315ed il prato di fior si riveste
 e ritorna la luce serena
 e ogni pena si parte dal cor.
 
 SCENA VIII
 
 FILIBERTO, poi LISAURA
 
 FILIBERTO
 L’ho sempre detto ch’è una buona figlia
 Aurelia, di buon’indole e talento,
320e di prenderla in moglie io son contento.
 Ma quando? Eh si farà! Ma mi potrebbe
 fuggire dalle mani. Andiamo subito,
 pria che qualch’altro amor n’occupi il loco.
 N’andrò ma pria vuo’ riposarmi un poco. (Siede)
 LISAURA
325Signor padre, un affar di gran premura
 mi conduce da voi.
 FILIBERTO
 Di grazia andate e tornarete poi.
 LISAURA
 Il cielo mi presenta
 una buona fortuna.
 FILIBERTO
330Me ne rallegro assai.
 LISAURA
                                        Dorindo, il figlio
 di quel ricco mercante,
 mi si è scoperto amante.
 FILIBERTO
 Benissimo, e così?
 LISAURA
                                     Mi brama in moglie.
 FILIBERTO
 Ne parleremo poi.
 LISAURA
335Volea venir da voi
 ma per non annoiarvi ei si trattiene.
 FILIBERTO
 In questo ha fatto bene.
 Io non vuo’ secature.
 LISAURA
 Aspetta la risposta.
 FILIBERTO
                                      Aspetti pure.
 LISAURA
340Dunque, che gl’ho da dire?
 FILIBERTO
 Per or se ne può ire.
 Ci penseremo, tornerà.
 LISAURA
                                             Ma quando?
 FILIBERTO
 Oh l’è lunga!
 LISAURA
                           Io stessa
 da lui ritornerò.
 FILIBERTO
345Da lui? Signora no.
 LISAURA
 Dunque anderete voi.
 FILIBERTO
 Non posso, non ne ho voglia.
 LISAURA
 La civiltà lo vuole.
 Conosco il dover mio;
350se non ci andate voi ci anderò io.
 
    Oimè cos’è questo
 ch’io provo nel core?
 Nemica d’amore
 son stata finor,
355addesso per lui
 mi sento languir
 ma, caro mio padre,
 di me che sarà?
 
    Son troppo innocente
360nell’arte d’amor,
 oimè non vorrei
 lasciarmi ingannar.
 Di me semplicetta,
 di me poveretta
365abbiate pietà.
 
 SCENA IX
 
 FILIBERTO, poi PASQUINO
 
 FILIBERTO
 Cancaro! Dall’amante
 risoluta si porta? Andar conviene.
 Ma se sto tanto bene,
 perché ho da levarmi?
370Oh, per ora non voglio incomodarmi.
 PASQUINO
 Son qui signor padrone.
 FILIBERTO
 Ecco un altro tormento,
 non mi lasciano in pace un sol momento.
 E ben che cosa ha detto?
 PASQUINO
375Chi?
 FILIBERTO
             Il causidico mio.
 PASQUINO
                                             Non l’ho veduto.
 FILIBERTO
 Perché?
 PASQUINO
                  Perché un po’ tardi
 a palazzo, signor, sono arrivato
 e il causidico già se n’era andato.
 FILIBERTO
 Non importa. Stassera
380l’andrai a casa a ritrovar.
 PASQUINO
                                                Gnorsì.
 FILIBERTO
 Dammi dunque la borsa.
 PASQUINO
                                                Eccola qui.
 FILIBERTO
 Questi pochi denar son risparmiati.
 PASQUINO
 Li volete contar?
 FILIBERTO
                                 L’ho già contati.
 Li porrò nello scrigno.
385Ma incomodar non mi vorrei. Pasquino,
 tieni le chiavi... No... Fidarsi tropo
 non sta bene. Adesso. Porporina.
 
 SCENA X
 
 PORPORINA e detti
 
 PORPORINA
 Signor.
 FILIBERTO
                 Il tavolino
 porta e lo scrigno. Aiutale, Pasquino.
 PORPORINA
390Subito. (Pesa poco, è ormai finito).
 PASQUINO
 (Volea darmi le chiavi e si è pentito).
 PORPORINA
 (Chi non si fida merta esser gabbato).
 PASQUINO
 (Di trapolarlo il modo ho già pensato).
 PORPORINA
 Ecco lo scrigno.
 FILIBERTO
                               Tieni, aprilo tosto.
 PORPORINA
395L’ho aperto.
 FILIBERTO
                         Brava.
 PORPORINA
                                        Altro da noi comanda?
 FILIBERTO
 Andate pur; da me mi divertisco.
 PORPORINA
 Serva, signor padron. (Parte)
 PASQUINO
                                           La riverisco. (Parte)
 FILIBERTO
 
    Scrigno caro, bello bello,
 te ne vai così pian piano
400ed ormai non ve n’è più.
 
 PORPORINA
 
    Ehi signor, siete chiamato.
 
 FILIBERTO
 
 Chi mi vuole?
 
 PORPORINA
 
                             Il palazzista.
 
 FILIBERTO
 
 Oh che vita, amara e trista!
 Vada via, ritornerà.
 
 PASQUINO
 
405   Ehi, signor siete cercato.
 
 FILIBERTO
 
 Chi mi brama?
 
 PASQUINO
 
                               È un cavaliere.
 
 FILIBERTO
 
 Vada via, ritornerà.
 
 PORPORINA, PASQUINO A DUE
 
 (Ed ancor non se ne va?) (Fra loro)
 
 FILIBERTO
 
    Scrigno caro, belo belo.
 
 PORPORINA, PASQUINO A DUE
 
410Sì signor, ghe lo diremo. (Verso la scena)
 
 FILIBERTO
 
 Con chi dite?
 
 A DUE
 
                            Una parola,
 una cosa sola sola
 vi vuol dire e se ne va.
 
 FILIBERTO
 
 Oh che pena!
 
 A DUE
 
                            (Se ne va). (Fra loro di Filiberto)
 
 FILIBERTO
 
415Oh che rabbia! (Parte)
 
 A DUE
 
                                (Se ne va). (Fra loro come sopra)
 
 PORPORINA, PASQUINO A DUE
 
    Se n’è andato, se n’è andato.
 E lo scrigno è spalancato, (Rubano due borse)
 prendi, prendi, piglia, piglia.
 Presto, presto, ch’egli è qua.
 
 FILIBERTO
 
420   Cosa fate? (Torna)
 
 A DUE
 
                          Niente, niente. (Nascondono le borse)
 
 FILIBERTO
 
 Cos’è questo? (Se n’accorge)
 
 A DUE
 
                             Nulla, nulla. (Vogliono nascondere)
 
 FILIBERTO
 
 Vuo’ sapere.
 
 PORPORINA
 
                          A unna fanciula?
 
 FILIBERTO
 
 Vuo’ cercare. (In tasca)
 
 PASQUINO
 
                            Ad un zitelo?
 
 FILIBERTO
 
 Birboncello l’ho trovato. (Trova la borsa)
425Disgraziata. M’hai rubato. (Fa lo stesso)
 Presto andate via di qua.
 
 PORPORINA
 
    Io non sono.
 
 PASQUINO
 
                             È stata lei.
 
 FILIBERTO
 
 Sei bugiardo, ardita sei.
 
 PORPORINA, PASQUINO A DUE
 
 Perdonate per pietà.
 
 FILIBERTO
 
430Presto andate via di qua.
 
 Fine dell’atto primo